Archive for December, 2008

ciao 2008..

Wednesday, December 31st, 2008

ciao 2008… mi hai portato qualche imprevisto e io me la sono cavata, mi hai dato fiducia in me stessa, giorni di pura serenità e giorni di stress… ma siamo stati bene insieme! ti ricorderò come un anno tranquillo :)

Daft bodies

Tuesday, December 23rd, 2008

male or female?
chi vuole ballare con me?

Riccioli d’oro e i tre orsi

Monday, December 22nd, 2008

C’erano una volta tre orsi che vivevano in una piccola casa nel mezzo della foresta.
Si trattava di un orso grande, Papà Orso, di un orso medio, Mamma Orso e del loro piccolo, chiamato Orsetto. Un mattino Mamma Orso preparò una grossa pentola di latte che versò nelle tre tazze della colazione. Ma il latte era troppo caldo da bere.
«Lo lasceremo raffreddare mentre faremo una passeggiata» disse Papà Orso.
«Cosí al ritorno lo troveremo al punto giusto» disse Mamma Orso.
Lí vicino, chissà dove però, viveva una bambina dispettosa. Si chiamava Riccioli d’Oro per via dei suoi lunghi capelli biondi. Un mattino, passando davanti alla casa dei tre orsi, vide che la porta era aperta. «Mi piacerebbe entrarci!» si disse. Appena vide il latte, volle assaggiarlo: «Ho fame davvero» pensò. Ma il latte della tazza di Papà Orso era ancora troppo caldo. E quello nella tazza della mamma era troppo denso. Allora Riccioli d’Oro assaggiò il latte dell’Orsetto. Andava proprio bene, cosí lo bevve.

Subito dopo Riccioli d’Oro decise di sedersi. Ma la sedia di Papà Orso era troppo alta. Poi si sedette su quella media di Mamma Orsa: «Questa è troppo dura per me!» disse. Infine trovò la seggiolina di Orsetto. Non era troppo alta. Non era troppo dura. Andava proprio bene. Riccioli d’Oro si sedette felice sulla seggiolina di Orsetto ma era troppo pesante. La seggiolina si ruppe in tanti pezzi.
Riccioli d’Oro cadde a terra: «Che spavento! - si lagnò - Ora devo riposare un po’». Riccioli d’Oro salí al piano superiore e provò il letto grande ma era troppo duro per lei. Poi provò quello medio ma era troppo molle per lei. Quando provò a stendersi sul lettino di Orsetto lo trovò proprio comodo. E si addormentò.

Poco dopo i tre orsi tornarono dalla camminata. «Adesso voglio bere il latte» disse Papà Orso. Ma arrivato al tavolo gridò: «Qualcuno ha bevuto il mio latte!» «E qualcuno ha bevuto il mio» disse Mamma Orso. «Ma perché non gli è piaciuto il mio latte?» si chiese. «Gli è piaciuto il mio! - gridò Orsetto vedendo la tazza vuota - Qualcuno lo ha bevuto tutto!».
«Guarda - disse Papà Orso -Qualcuno si è seduto sulla mia sedia».
«E qualcuno sulla mia! » disse Mamma Orsa.
«Qualcuno si è seduto sulla mia seggiolina - singhiozzò Orsetto - E l’ha rotta tutta!»
I tre orsi cercarono in giro per la casa. Di sopra guardarono qui e là.
«Qualcuno ha dormito nel mio letto» gridò Papà Orso.
«E qualcuno nel mio» urlò Mamma Orso.
«Oh, qualcuno dorme nel mio letto!» esclamò Orsetto.
Al suono della voce di Orsetto, Riccioli d’Oro si svegliò. Vide Papà orso che la guardava arrabbiato. Riccioli d’Oro saltò giù dal letto e corse per le scale più in fretta che poté. Fuggí nel bosco e scomparve alla loro vista. «Sono sicuro che non ci darà più fastidio!» disse Papà Orso. E infatti fu cosí.

idee chiare

Tuesday, December 16th, 2008

Ho sempre avuto chiara l’idea di cosa NON avrei voluto studiare all’università: medicina, storia, lettere, filosofia, psicologia, economia, architettura, lingue orientali e giurisprudenza. Il top del top delle cose che NON mi piacciono, elencate in modalità random.

Così sono andata al liceo SCIENTIFICO: ho trovato una prof pazzoide che mi ha fatto studiare tanta schifosissima storia e tanta melmosa filosofia. In prima liceo ho litigato con la prof di latino, convinta di dover sostenere la mia idea che “il latino non serve a niente, perciò perché studiarlo”.
Alla fine sono cresciuta e ho scelto ingegneria. Tra gli esami obbligatori della triennale troviamo: “elementi di ECONOMIA ed organizzazione aziendale”, “ECONOMIA per l’ingegneria” e infine una scelta tra “competenze dell’ITALIANO scritto e orale” e “cultura generale (alias STORIA!)”.
Così ho scelto di specializzarmi e fare una scuola *speciale*: domani mi tocca sostenere l’esame di LEGISLAZIONE.

Mi sfugge la morale di tutta la faccenda. Oh vita (vocativo), cosa stai cercando di dirmi???

Se

Sunday, December 14th, 2008

Se la vita media fosse di 400 anni, cambierebbe qualcosa a livello di emozioni? Rallenterebbero i ritmi della settimana?

C’è una cosa che vorrei espandere: le giornate. E comprimere le ore di sonno, comprimerle fino a non dover dormire più di 5 minuti ogni 24 ore. Avere più luce, più energia, più voglia. Forse avere anche più di 23 ore e 55 minuti di veglia. Diciamo che con giornate di 200 ore potei riuscire a farci stare tutto, forse.

Mi serve giusto quel po’ di tempo, solo un po’. Anche l’attimino dell’urlo libero/liberatorio.

Hmmm.. Secondo me non andrebbe bene nemmeno così. No, ci sarebbe bisogno di altro… non so cosa..

Viaggio epico

Thursday, December 11th, 2008

Cantami, o Diva, della studentessa Stefania il viaggio funesto, che in due lunghe ore ebbe tempo di travolgere la di lei Gioia del Mattino e tramutarla in Noia mortale.

Piove, dalle nuvole dense. Piove sul tettino dell’abitacolo, piove tutt’intorno e piove sul bagnato. Piove. Odi? La pioggia cade sulle incolonnate vetture.

E andiamo di tratta in tratta, ora abbattuti, or speranzosi, e mi sovvien l’eterno e le morte stagioni.

A dicembre, la città si sommerse in un istante..

le mie priorità

Sunday, December 7th, 2008

Sabato sera: giretto al centro commerciale, incontro con Il Saggio e Karth, decisione di mangiare insieme una pizza previa estensione dell’invito ad Omega, che accetta, e ad Andynaz, che ci da buca.

Satolli di frittura e pizza, decidiamo di rintanarci alla Civetta sul Comò, simpatica ludoteca economicissima. La Civetta si rivela essere strapiena di gente e noi ci attacchiamo.

Siamo fuori in strada, fa freddo e abbiamo le pance talmente piene che anche pensare è difficile. Mentre siamo lì fuori che chiacchieriamo del più, del meno e delle radici quadrate, ecco che io e Marco ci scontriamo e, in qualche modo, il mio dito pollice è vittima di un tragico incidente: soffro come una disgraziata perché mi si è parzialmente alzata l’unghia. DOLORE ACUTO E PERFORANTE. Mezza gocciolina di sangue fa decidere alla nostra carissima Saggio che sarebbe - appunto - SAGGIO andare a recuperare del ghiaccio per il mio pollice moribondo.

Torniamo alla Civetta, recuperiamo del ghiaccio e Il Saggio mi accompagna giù per le scalette verso il bagno per sciacquare via il dolore. Alla Civetta fa parecchio caldo.

Risaliamo le scalette e la mia testolina decide di iniziare una danza vorticosa e senza senso. Attraversiamo i tavoli e io non so più chi sono. Usciamo dalla porta del locale e il freddo c’investe: decido così che è giunto il momento di perdere i sensi.

Nel magico mondo dello svenimento io non sento, non vedo e non mi reggo in piedi. Insomma sembro leggermente morta, cosa che penso abbia spaventato i miei carissimi amicici e Marco (scusate!). Mentre sono tutta impegnata a farmi diventare le labbra blu e la pelle color cadavere, ecco che capisco cosa è DAVVERO IMPORTANTE: non permettere al mio bellissimo cappellino di cadere a terra.

Afferro il cappellino con una mano (l’unica parte di me ancora cosciente) e decido che il cappellino è VITA, che giammai deve sporcarsi cadendo a terra. Cappellino, mia unica fonte di Fashion. Mio cappellino, quanto ti amo.

Ad un certo punto apro gli occhi e vedo: sconosciuto che mi tiene per i piedi, Marco che mi scavalca per prendere qualche cosa, tante facce che mi fissano. Poi vedo il bicchiere con acqua e zucchero e decido che sono salva.

Nonostante la mia performance, alla Civetta ancora non c’è un tavolo libero per noi. Usciamo a riveder le stelle e Karth suggerisce di scrivere un post su “le mie priorità”. Eccolo!

Stefania, l’anima dei sabato sera, ringrazia tutti quanti per la pazienza, la premurosità e per averle raccolto la borsetta.

ascensore

Thursday, December 4th, 2008

Studi scienfici* condotti su un campione di N (N >> 1) studenti di ingegneria, dimostrano che la totalità degli indossatori di tute da ginnastica attendono pazientemente - chi più, chi meno - l’ascensore piuttosto che costringersi alla faticosa discesa o ascesa di 1 (uno) piano di scale.

* Stefania e Marco in osservazione davanti la porta dell’ascensore durante la “pausa caffé”, ossia quando il flusso di studenti che ha necessità di recarsi al pianterreno è massima, poiché è lì che il Bar è ubicato.

Stefania - studi scientifici alla mano - non potendo credere ai propri occhi, tenta di darsi una spiegazione del fenomeno in termini razionali. Stefania sostiene che lo studente di ingegneria che osa recarsi in tuta da ginnastica a lezione è in realtà uno sfaticato, talmente nullafacente da non aver nemmeno la buona creanza di impiegare 1 (uno) minuto del suo tempo prima di uscire di casa per scegliere abiti consoni al Sacro Tempio del Sapere. Esso pertanto non solo dovrebbe essere chiuso ermeticamente nell’ascensore per un tempo t indefinitamente lungo per permettergli di riflettere sul proprio Peccato, ma andrebbe altresì espulso dalla Facoltà.

Come può uno studente di ingegneria indossare una tuta durante le lezioni? Perché farci credere che sia uno sportivo quando è palese che anche una misera rampa di scale lo metterebbe K.O.?

Studenti con la tuta da ginnastica, statevene a casa!!! Se proprio non ce la fate ad abbinare un paio di jeans ad un maglione, allora venite direttamente in pigiama: sicuramente possedete dei pigiami più belli di quelle tute larghe larghe e con l’elastico stretto alle caviglie, non vi si può guardare… dico davvero, non vi si può guardare!… bimbiminkia…

gli sgraffignoli

Tuesday, December 2nd, 2008

ma gli sgraffignoli non abitavano sotto il pavimento? è possibile includere anche i pavimenti del secondo piano? (ma li conoscete gli sgraffignoli, sì? la leggevate Mary Norton da bambini, sì? e Roald Dahl?)

Bignamino sugli sgraffignoli: gli sgraffignoli sgraffignano! In altre parole, prendono in prestito quello che gli può servire: un ditale per far da bicchiere, un fazzoletto come lenzuolo, un calzino come sacco a pelo e via discorrendo..

è evidente la loro presenza sotto il pavimento della mia casa. negli ultimi giorni si sono appropriati delle forbicine Mister Baby rosa, cimelio di famiglia dal 1983. hanno poi fatto incetta di mutandine a pois con fiocchetto, di una costina per rilegare i fogli, di un maglioncino nero, del cd dei beatles con tutti i testi delle canzoni e di innumerevoli altri oggetti (non dimentichiamoci del giorno in cui sparì una delle mie pillole).

la cosa più sorprendente è la loro ultima trovata: lo sgraffignamento dell’acqua calda che noi UMANI usiamo per sciacquarci i capelli quando abbiamo appena finito di insaponarli ben benino. e zac! ecco che dirottano l’acqua calda alla loro reggia sotto il pavimento e a te non resta che mettere la pentola sul fuoco per evitare il congelamento e per liberarti di tutta quella schiuma.
parliamo anche dello sgraffignamento del tempo?? perché mi sembra di dormire così poco durante le mie notti?