Se prima andavo all’uni, adesso torno a scuola.
Wednesday, February 27th, 2008Anno 2008: gira voce che la sottoscritta non abbia la più pallida idea degli orari dell’autobus.
C’era una volta Drunla che in primo superiore si doveva scapicollare da una fermata all’altra per acchiappare la coincidenza che l’avrebbe portata a scuola. E Drunla a scuola ci arrivava sempre in perfetto orario. Peccato che le congiunzioni astrali diventassero sistematicamente avverse nel tragitto di ritorno. A quei tempi esisteva una sola linea che serviva la zona. Poi è arrivato il motorino e Drunla ha cancellato dalla memoria ogni ricordo riguardante attese infinite alla fermata, autobus, vecchiette che pretendono con rabbia il posto a sedere…
Torniamo al 2008. Attualmente esistono ben DUE LINEE che passano in quel di “quartiere dove abita Drunla”. DUE LINEE. Wow. La vostra inviata speciale ha testato a sue spese che i tempi di attesa non sono cambiati.
Stamane Ella si apprestava a controllare che il cofano della propria macchina si fosse ben chiuso in un intorno delle ore 8.05. Accertatasi di poter abbandonare Clio con un certo margine di sicurezza dietro l’edicola, Drunla alza lo sguardo e nota l’autobus che se la svigna senza di lei. Il buon giorno si vede dal mattino. Guadagnata la fermata inizia l’attesa. Ora, Drunla ha i tacchi e deve stare in piedi. Drunla si annoia e inizia a guardare dentro le macchine in fila. I bambini piccini sono in stato comatoso e fanno delle faccine buffissime spiaccicando il visetto sul vetro del finestrino. Gli adulti sono messi anche peggio. Donne che si truccano con movimenti assolutamente sbagliati (potrei scroccare un passaggio e dare qualche dritta a queste signore frenetiche). Uomini assorbiti da terribili conversazioni cellulofoniche che gesticolano come in preda a raptus di follia pura. Uomini che si scaccolano che schifo, questi non mancano mai. Alcuni ragazzi che guidano con la musica UNZUNZ a tutto volume e ricordiamoci che è ancora mattina!, Drunla pensava si fossero estinti e invece…
Drunla si mette le cuffiette e ascolta radio2. Drunla ride da sola alla fermata e il suo ghigno viene scambiato per un “invito sessuale” da parte di uno strano tizio su un furgoncino. Drunla torna nel mondo degli umani, si toglie le cuffiette e assume la tipica espressione da “ho 15 anni, il mondo fa schifo, me la tiro, morite tutti che mi sento di pessimo umore“. La tecnica pare non funzionare ma una Drunla di 24 anni non fa molta differenza da una di 15. Anzi, 15 risulta più credibile. Drunla cerca di convincersi che avere una laurea in ingegneria è una bella cosa e dovrebbe smetterla di mimetizzarsi da 15enne depressa.
Ore 8.49 l’autobus si degna di raccattare i resti di una Drunla con i tacchi. E fu così che dopo una rapida stima si raggiunge la conclusione che sull’autobus l’età media si aggira sui 74 anni, compreso il ragazzino con l’I-pod e le suore sedute in fondo, compresa anche Drunla.
A giudicare dal modo in cui l’autista dell’autobus affronta le curve, Drunla viene colta da un dubbio: basteranno le preghiere delle suore sedute là in fondo a salvarci tutti da morte certa? Ebbene sì, sono bastate e così si fa in tempo a prendere la metropolitana e giungere alla meta. Che poi sarebbe il motivo di questo post. Era tanto che non buttavo giù qualche riga e volevo sgranchirmi le dita. Solo che ora si son fatte le 23.35 e ho sonno, perciò vi dirò solo che sono andata a Scuola. E che domani ci torno. Anzi, che per i prossimi mesi andrò sempre a Scuola (che ovviamente ha degli orari che impediscono alla mia persona di poter seguire anche una sola materia all’uni).
So cosa chiedere alla prossima stella cadente. Ubiquità.



