Archive for the 'correre' Category

Stracittadina 2009

Wednesday, February 25th, 2009

Pronti per la Fun Run 2009?

stracittadina fun run roma 2009

La sottoscritta ha avuto il categorico divieto da parte dell’istruttore di nuoto di correre e/o rimbalzare per nessun motivo al mondo, pena tante frustate se oso accusare il benché minimo doloretto alla schiena.

Insomma, ci andiamo lo stesso, vero? :D

Race for the cure 2008

Sunday, May 18th, 2008

 pioggia sanpietrini

16 maggio 2008, venerdì.

Stefania (che ha controllato il meteo in televisione), indecisa se iscriversi o meno alla mimi maratona: “e se si mette a piovere?”

Marco, l’ottimista (che si fida ancora di meteo.it!) “ma no, vedrai che non piove!”

E fu così che andammo ad iscriverci.

18 maggio 2008, domenica. 

logo race for the cure

Stamattina appena siamo arrivati alla fermata della metropolitana per andare alle Terme di Caracalla a correre la “Race for the cure” (per la lotta contro i tumori al seno) si è messo a piovere. Bene…

Zuppi come due babbà, ci siamo messi a gironzolare per gli stand del Villaggio prevenzione per vedere se ci riusciva di arraffare un berretto sponsorizzato (la combinazione miopia più pioggia sferzante è micidiale se si desidera osservare la realtà e non semplicemente accontentarsi di avere percezione di figure nebbiose che si muovono..). Il berretto l’abbiamo trovato, ma…

Parliamo delle vecchine. Quelle stesse vecchine che sembrano tante nonne da favole e calzette, quelle che la domenica iniziano a cucinare alle 7 del mattino per fare lo spezzatino “buonissimo”, quelle che “attento che ti fai male”, “dai un bacino a nonna tua”, quelle che di solito vivono affacciate al balcone per spettegolare con la vicina, quelle che…  stamattina hanno saltato la messa, cribbio! Vecchine furiose armate di ombrelli (quegli ombrelloni che finiscono a punta e che se per caso ti sfiorano sei colpito a morte!) che si scannavano per un gadget, per un cappellino, per una matita.

Ma che dico, le incazzose nonnette pretendevano interi scatoloni di matite, di campioncini di shampoo per bambini (quello che non brucia gli occhi, deh!). Inferocite. Facevano paura. Non so se facessero più paura a me o alle povere ragazze degli stand (memo: mai lasciarsi convincere di provare a fare questo tipo di lavoro, mai! ne va della mia sanità mentale).

Per fortuna c’erano anche tantissime altre nonnette con le rotelle a posto. E miriadi di donne in rosa. Quelle che hanno affrontato personalmente il tumore del seno. Ce n’erano proprio tante… tantissime. Troppe. Non so, ho provato una strana sensazione. E i 10 euro della donazione mi sono sembrati pochi.

E sotto la pioggia, io e Marco ci apprestiamo alla linea di partenza. Mi correggo, ci apprestiamo qualche centianaia di metri dietro la linea della partenza. L’ho detto: era pieno di gente! Oltre 40mila tra bambini, ragazzi, adulti, vecchi… c’erano TUTTI. Tanta gente davanti, ancora più gente dietro di noi.

Piove, piove e ancora piove. Devo essermi persa l’attimo della “partenza”, so solo che ad un certo punto la fila ha iniziato a muoversi. Lentamente. Estremamente lentamente. Alla fine c’è stato un po’ di spazio per iniziare a “correre” (lo metto tra virgolette perché più che di una corsetta si è trattato di fare lo slalom!).

Mentre io e Marco “correvamo” sotto la pioggia mi sono sentita felice. Perché è la seconda volta che partecipo ad un evento simile, perché al centro di Roma non mi capita quasi mai di andare, perché è stato divertente, perché io e Marco facciamo un sacco di cose insieme. Perché l’anno scorso non ero in grado di correre nemmeno per 300 metri, quest’anno riesco a fare 5 km senza avere il fiatone. Perché queste donne in rosa hanno continuato a farmi pensare per tutto il tempo… e ho capito che non mi devo fermare quando sono stanca, perché ci sono cose per le quali devi lottare sempre e la parola “stanchezza” non può esistere. Non so spiegare bene. Mi sono riempita di energia.

Durate il tragitto siamo stati osservati da turisti curiosi, da turisti pazzoidi che cercavano di “attraversare la strada” da lato a lato della nostra colonna. Davanti a me c’era un tizio che invece di slalom-correre ha saltellato imperterrito a mo’ di Jack Sparrow. C’era un cagnolino piccino picciò che abbaiava istericamente ai nostri polpacci. C’erano bambini che correvano a razzo, uno invece piangeva perché si era stufato di andare avanti. Gente bislacca avvolta in buste di plastica per ripararsi dalla pioggia, gente con i capelli bagnati, gente senza capelli. Tanti cappellini, tutti uguali (chissà per quale motivo sono gli stessi che indossiamo io e Marco?).

Mi domando come sia possibile che - nonostante il passo da slalom/corsa costante - io e Marco continuiamo a sorpassare persone che stanno beati (ma fradici!) facendo una passeggiata. Se le leggi fisiche non sono un’opinione… bhà!

E insomma, in qualche modo arriviamo al traguardo e non siamo nemmeno tra gli ultimi :-)

percorso race for the cure

Il panico. Tutti che elemosinano una bottiglietta d’acqua, io sono talmente zuppa che non riesco nemmeno a capire se ho sudato e se sto affogando in un mare di pioggia. Voglio qualcosa da bere! Nonnette in agguato… ahia!

Per qualche stupendo motivo Marco riesce a recuperare dell’acqua e una sospetta bustina di integratori di sali minerali (glu glu glu…!). Sfortunatamente nessuno sponsor ha pensato di portare qualcosa da mangiare, nemmeno a pagamento! una fame…

Mentre aspettiamo che la mini maratona finisca andiamo a farci regalare un altro cappellino asciutto :-P

Alll’improvviso il SOLE! Ripeto, IL SOLE!!! ^_^

Da non sottovalutare il fatto che oggi nel mio Municipio avrebbero interrotto fino a mezzanotte la fornitura di acqua e quindi ero già rassegnata al destino di un raffreddore in piena regola, invece sembra che l’acqua calda con cui mi sono potuta fare una bellissima doccia ristoratrice era lì a fare il suo lavoro. Dopodiché sono crollata addormentata sul letto.. felice!