Archive for the '(ho perso) il filo dei miei pensieri' Category

ciao 2008..

Wednesday, December 31st, 2008

ciao 2008… mi hai portato qualche imprevisto e io me la sono cavata, mi hai dato fiducia in me stessa, giorni di pura serenità e giorni di stress… ma siamo stati bene insieme! ti ricorderò come un anno tranquillo :)

Se

Sunday, December 14th, 2008

Se la vita media fosse di 400 anni, cambierebbe qualcosa a livello di emozioni? Rallenterebbero i ritmi della settimana?

C’è una cosa che vorrei espandere: le giornate. E comprimere le ore di sonno, comprimerle fino a non dover dormire più di 5 minuti ogni 24 ore. Avere più luce, più energia, più voglia. Forse avere anche più di 23 ore e 55 minuti di veglia. Diciamo che con giornate di 200 ore potei riuscire a farci stare tutto, forse.

Mi serve giusto quel po’ di tempo, solo un po’. Anche l’attimino dell’urlo libero/liberatorio.

Hmmm.. Secondo me non andrebbe bene nemmeno così. No, ci sarebbe bisogno di altro… non so cosa..

gli sgraffignoli

Tuesday, December 2nd, 2008

ma gli sgraffignoli non abitavano sotto il pavimento? è possibile includere anche i pavimenti del secondo piano? (ma li conoscete gli sgraffignoli, sì? la leggevate Mary Norton da bambini, sì? e Roald Dahl?)

Bignamino sugli sgraffignoli: gli sgraffignoli sgraffignano! In altre parole, prendono in prestito quello che gli può servire: un ditale per far da bicchiere, un fazzoletto come lenzuolo, un calzino come sacco a pelo e via discorrendo..

è evidente la loro presenza sotto il pavimento della mia casa. negli ultimi giorni si sono appropriati delle forbicine Mister Baby rosa, cimelio di famiglia dal 1983. hanno poi fatto incetta di mutandine a pois con fiocchetto, di una costina per rilegare i fogli, di un maglioncino nero, del cd dei beatles con tutti i testi delle canzoni e di innumerevoli altri oggetti (non dimentichiamoci del giorno in cui sparì una delle mie pillole).

la cosa più sorprendente è la loro ultima trovata: lo sgraffignamento dell’acqua calda che noi UMANI usiamo per sciacquarci i capelli quando abbiamo appena finito di insaponarli ben benino. e zac! ecco che dirottano l’acqua calda alla loro reggia sotto il pavimento e a te non resta che mettere la pentola sul fuoco per evitare il congelamento e per liberarti di tutta quella schiuma.
parliamo anche dello sgraffignamento del tempo?? perché mi sembra di dormire così poco durante le mie notti?

Sigtuna

Wednesday, October 22nd, 2008

C’è questo posto, Sigtuna.

sigtuna 

Ci sono stata un inverno oltre dieci anni fa, ma lo ricordo bene: è un piccolo sogno di neve. Le slitte (quelle fatte di legno!) per strada, il lago tutto ghiacciato. Un paio di noiosissimi musei di quadri. Quando ero piccola l’arte non mi piaceva, ricordo lunghissimi sbadigli. In questo non sono cambiata. Ricordo la visita dei reperti preistorici, quella sì che era interessante! Ma l’immagine che ho più vivida è di me e Simona a correre sul lago ghiacciato, nei nostri stabili doposci. E poi Giuseppe che voleva giocare a fare il giovincello facendo finta di pattinare, ma non aveva i doposci, ed è caduto dando una botta paurosa col fondoschiena. E io e Simona che ridevamo come pazze, sua moglie con la neve tra i capelli ricci che un po’ rideva e un po’ gli chiedeva se doveva andarlo ad aiutare, mio papà che lo prendeva in giro e mamma che, al sicuro sulla riva, si preoccupava che il ghiaccio non si incrinasse. “Mamma, ma c’è uno spessore di un metro di ghiaccio vicino alla riva! dai ma’, vieni anche tu!”. No, mia mamma ha sempre diffidato delle superfici che esistono solo d’inverno. Ha inziato a diffidare quel giorno che io avevo un anno ed ero stata ficcata a forza nella carrozzina e papà ci ha portate a fare una passeggiata (nel mio caso, una scarrozzata) sulla neve, rivelandole ad un certo punto che si trovavano esattamente nel centro del lago.

I bambini del posto indossano tute con i rampini, nel caso il ghiaccio decida all’improvviso di cedere per davvero.

sigtuna

Fa freddino da quelle parti. Però è bellissimo. Che sorpresa quando il negoziante di pietre si è rivolto a me in italiano!! Mi ha raccontato che l’Italia lo affascinava, così ha studiato la lingua. Mi ha regalato una pietra blu, una pietra pescata dal fondo del lago. Ce l’ho ancora, non so dove… Poi ho comprato due pietre: bergkristall e blyglans/silver (piccola geologa cresce, cambia idea e va a studiare ingegneria!). Le ho qui davanti a me, ora. Un pezzettino di Sigtuna sono riuscita a portarlo a casa.

sigtuna

E oggi sono potuta tornarci, almeno con il pensiero, grazie a Google Earth.

lavora con noi! (eh?)

Thursday, June 19th, 2008

Appunti di una giornata in azienda:

il tipo delle risorse umane: “offriamo posti di lavoro a giovani ingegneri neolaureati (laurea di secondo livello) entro e non oltre i 27 anni, con votazione non inferiore a 105/110, ottima, OTTIMA!, conoscenza della lingua inglese, esperienza Erasmus, almeno qualche anno di esperienza nel settore, preferibilmente con Master attinente all’attività [blablabla]…”

un gruppo di poveri ragazzi all’ascolto (in evidente carenza di superpoteri): “c’è dell’altro?”

il tipo: “bhè sì, sarebbe certamente preferenziale anche la conoscenza della lingua araba”

(e non era una battuta.)

lingua araba

come l’aria

Tuesday, May 13th, 2008

 aria

La mattina salgo nella mia scatoletta e mi accodo al serpentone del traffico. Ho 3 cd nel cruscotto e uno nel vano dello stereo e posso scegliere tra Tiromancino, Subsonica, Eminem e i Chemical Brothers. Gli stessi 4 cd da anni in linea con i diversi stati d’animo con cui mi sveglio, che ci vuoi fare.

Per radio si sentono solo brutte notizie e non mi pare questo il modo migliore di iniziare una nuova (per quanto piovosa, grigia, assonnata) giornata. Così canto. Canta che ti passa. Non so, alcune frasi potrei averle composte io…

Stammi vicino stanotte
non riesco a dormire,
troppi pensieri si affollano
nella mia mente…
non mi lasciano stare
non mi fanno sognare
[…]

Mi fa sentire meno sola, ecco. Perché odio la sera, detesto dovermi addormentare per forza, non ho mai abbastanza tempo per me, non posso crollare in stand-by se prima non ho pensato cosa farne di me.
Poi la mattina, il traffico, io da sola. E pensa, pensa, pensa, pensa e ripensa. Ho deciso che vale la pena inseguire i propri sogni. Per quanti ostacoli possano frapporsi tra me e i miei obiettivi, niente mi darà altrettanta soddisfazione che tendere verso uno scopo, piuttosto che arrendermi al flusso degli eventi.

Nel mezzo rimane solo tantissimo stress. E un po’ di pioggia per gonfiare i capelli (mi cadono un sacco di capelli!!!)

l’alternativa

Saturday, May 10th, 2008

Aprire l’INGelateria.

non c’è nessun titolo

Tuesday, April 22nd, 2008

Mi sono stancata.

iSTEria.

Wednesday, January 23rd, 2008

… e quando esce il sole chiuditi in casa che c’è da studiare!

Preparazione psicologica per il lunedì imminente

Sunday, December 9th, 2007

9 dicembre 2007 - ore 20.14 (domenica)

C’è chi dice “da lunedì inizio la dieta” e io dico “da lunedì positività“! O almeno ci voglio provare… Certo, lunedì e positività sono due parole agli antipodi ma prendere la via più semplice non è mai stato il mio forte. Nello specifico, mi interessa riuscire a scrollarmi di dosso questa sensazione di ombrosa inadeguatezza che mi pesa sulle spalle, in futuro poi si vedrà.

Allora, ce la si può fare? (vedi post sotto, direi che è il mio incoscio quello che si deve impegnare di più)

Io, il cibo, l’abbandono

Tuesday, November 27th, 2007

27 novembre 2007 - dopo cena (non mi ricordo che giorno della settimana sia, voialtri con il calendario siete gente fortunata)

Il cibo mi odia.

Appena mando giù un boccone, questi cerca in tutti i modi di fuggire dal mio corpo, lasciandomi sola e deperita (nonché incline alla depressione). Per fortuna almeno la pasta - rigorosamente in bianco - ancora mi trova interessante e sosta in me un tempo sufficiente affinché io possa trovare in lei la forza di andare avanti… grazie Barilla!

Sbrigatevi signori ingegneri medici, c’è chi desidera ardentemente iniziare una dieta a base di salutari super pasticche nutritive.

Lunedì

Monday, November 26th, 2007

26 novembre 2007 (è più o meno quasi ora di pranzo)

Il lunedì: già solo vederlo segnato sul calendario mette di malumore. È la settimana che ricomincia, o, da un’altra prospettiva, è il weekend che finisce. Io mi inserisco nel gruppo di quelli che la pensano nel secondo modo. Schifo, quindi. Il lunedì è brutto a priori. Ma può sempre diventare peggio.

Partiamo dalla gastrite che non mi passa nemmeno con le Maalox e finiamo con la ceretta. Che c’entra la ceretta? Stimo che un buon 90% della popolazione femminile ricorra ai metodi più disparati per cercare di apparire quanto più liscia possibile. Io sono anti-ceretta ma quando ce vo’ ce vo’! Esistono dei simpatici peli, odiosamente indicati come baffetti, che affliggono le donne che ci tengono ad avere un aspetto curato. T’oh, fino a qui non ho svelato nessun mistero… Per grazia divina esiste la ceretta in strisce già pronte per chi ha il terrore dell’estetista (io!). Si fa la sera e la mattina sei bella liscia. Anni di utilizzo non mi hanno mai tradita, fintanto che venne la mattina di lunedì 26 novembre.

In uno stato a metà tra lo zombie e un pupazzo spagliato con il bruciore di stomaco mi alzo dal letto e provvedo alla sistemazione della mia persona (mangia, lava, asciuga, guarda allo specchio eccetera eccetera). Durante la fase “lava” inizio a sentire un forte pizzicore sulla zone di pelle sopra il labbro sinistro, un tetro presagio mi si affaccia alla mente: ho stampato in faccia un rettangolino di pelle rosso vivo. Dolore psico-fisico. Panico. Cerco di tranquillizzarmi “ma dai, chi vuoi che se ne accorga, c’ho pure il superfondotinta comprato in farmacia, ora sistemo tutto“. Mi inizio a truccare… brucia troppo, mi strucco. Disperazione. Mi ritrucco, brucia, “chi bella vuole apparire un poco deve soffrire, cavolo!!“. Sulla via del suicidio esco dal bagno e vado in camera per gli ultimi preparativi prima di uscire. Nella testa una cantilena “ma dai, sono proprio scema, io lo noto perché SO, ti pare che la gente mi guarda in faccia (che mi metto per non farmi guardare in faccia???), semmai mi avvolgo nella sciarpa, cavolo oggi non fa freddo per niente, è ora di tirare fuori un po’ di autostima, su su, me ne devo fregare del mondo, sarà un modo per rallegrare i lunedì mattina degli altri…. ma chi lo noterà, ti pare, comunque questo fondotinta non copre un bel niente!”

Incrocio mia mamma, ordinariamente miope e assonnata, che mi fa “AHHHH!!! ma che hai fatto?!?!?!?”. Mi sforzo di rimanere composta.

Infilo la giacca ed esco. Già davanti al cancello dovevo capire che oggi non era giornata. Incontro difatti la mia vicina sciancata con la nuora che mi salutano (io nascosta dietro i capelli). Strano, la sciancata non si sveglia mai prima di mezzodì (tranne il sabato e la domenica per fare casino, ma ormai lo sapete). C’è traffico già dentro le strade interne di quartiere. Ancora più strano, di solito almeno fino al bar la via è libera. Mentre armeggio con l’autoradio noto con la coda dell’occhio un’altra vicina, l’alito-di-aglio, ferma che aspetta il bus. Mi nascondo sotto al volante finché non passo oltre (con una media di 0.067 km/h).

Con 20 minuti scopro cos’è che causa tanto traffico: incidente. Ah, che bello!!! Proprio 2 metri prima del benzinaio, certo… altrimenti potevamo tutti aggirare la municipale ed essere felici e contenti.

Faccio inversione a U. Mi piace fare inversione a U ma non mi piace arrivare in ritardo all’università! Altro percorso, altro traffico. LAVORI IN CORSO. In un mare di disperazione inizio a cantare insieme alla radio

“Brava!
Brava!
Come sono brava! Brava!
Certo se qualcuno vuole proprio proprio pignolare
forse qualche cosa non so fare ma sicuramente sì”

(mai scelta fu peggiore di questa…)

In un modo o nell’altro riesco a guadagnare la rampa del raccordo, sì!!!!!!! Emulando SpeedyGonzales riesco a parcheggiare in uni addirittura 5 minuti in anticipo. Sui vetri rotti. Ci manca solo che mi rompono i vetri della macchina.

E non dimentichiamoci del triste mio rettangolo ormai in fiamme. Non ho più nemmeno voglia di raccontare, solo che sono riuscita ad immatricolarmi per la specialistica (previa fotocopia del documento che non avevo provveduto a fare), e folgoranti fitte allo stomaco mi hanno costretta a rincasare prima del previsto.

Sto proprio male ma non ho nessuna fantasia di andarmene dal medico per farmi tastare lo stomaco, tanto il mio stomaco si sta gonfiando talmente tanto che tempo 2 ore e potrà andare dal medico sulle sue gambe.

Fine delle comunicazioni.

Sotto l’ombra delle stelle

Wednesday, November 7th, 2007

Talmente assuefatti dall’artificialità delle nostre vite da non aver mai visto le stelle proiettare l’ombra della nostra figura sul terreno…

Mi sento strana. Terribilmente stanca. Ieri sera ero in macchina e guardavo il profilo delle colline e, nel buio, una stella più luminosa delle altre sorgeva e riscendeva secondo le curve del paesaggio. Va’ e vieni…

Jex ha il suo pozzo dei desideri, io voglio la buca delle preoccupazioni. Una bella buca profonda dove ammassare i pensieri negativi e seppellirli per sempre. Ma dico davvero, da cementarli definitivamente e non permettergli mai di tornare in superficie.

Ho imparato a fare il nodo alla cravatta. Ce l’ho qui questo pezzetto di stoffa, gira di qua, tira di là e il nodo è pronto. Non che mi serva a qualcosa immagazzinare l’informazione sulle metologie di annodamento di cravatte, ma almeno distrae un po’…

Questo blog, lo guardavo e pensavo di abbandonarlo. Carta e penna mi chiamano, la vera libertà di espressione è raggiungibile quando scrivo a me stessa e basta. Ne ho di cose da raccontarmi. Scrivo, mi fa stare bene. Non scrivo, mi sento scoppiare. Ho questo blog: inutile.

Perché i pantaloni del tailleur pochi giorni fa mi stavano bene e ora mi stanno lunghi e fanno le pieghe? Ma quanto mi sento a disagio in questo momento? Che succede ai miei capelli? Venerdì pioverà. Le mie tabelle contenenti i pensieri hanno bisogno di essere popolate da un piano di controllo esterno con pensieri felici.

Un po’ di autostima tutta per me.

Wednesday, October 17th, 2007

Lo dicevo io che l’importante è non fermarmi e andare avanti, anche se pian pianino.. oggi ho corso ininterrottamente per 40 minuti: obiettivo pienamente raggiunto e superato!

Adesso la scheda della corsa completata l’ho appesa in cameretta, è solo per ricordarmi che basta un po’ di impegno per fare qualsiasi cosa. Io sono partita da ZERO, non avrei mai pensato di farcela. E invece mi bastava una sola cosa per non mollare: un obiettivo.

Non so, non credo di tornare sull’argomento corsa fin quando non avrò raggiunto la prossima meta ^_^ Mi sento tutta entuasiasta e piena di orgoglio per una cosa così piccola che mi ha dato tanta soddisfazione. Mi ci voleva un po’ di autostima, finalmente!

Pinoli

Wednesday, October 17th, 2007

Una manciata di pinoli e un sorriso felice. Un piccolo momento di me & te, senza parlare troppo. Sarei soddisfatta e ricaricata.

Forse dovrei fare una lista di argomenti tabù che mi mettono di malumore…

E oggi va così…

Monday, October 8th, 2007

Si sveglia che fa buio ormai d’abitudine
La notte le regala un’aria più complice
Detesta il vuoto dei rumori della realtà (aurora sogna)
Ma col volume a stecca può sopravvivere (aurora sogna)
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Sogna di un bisturi amico che faccia di lei
Qualcosa fuori dal normale
Qualche gelato al giorno forse la nutrirà
Non crede nell’amore in cio’ è molto semplice
Come si chiama questa voglia di vivere (aurora sogna)
Che nel suo corpo ha bisogno di espandere (aurora sogna)
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Occhi bionici più adrenalina
Sensori e ciberbenetica neurale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Labbra cromate ricordi seriali
Emozioni e un nuovo impianto sessuale

Lei senza più mangiare lei senza più dormire
Lei senza più mangiare lei senza più dormire

Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Sogna di un bisturi amico
Che faccia di lei qualcosa fuori dal normale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Occhi bionici più adrenalina
Sensori e ciberbenetica neurale
Le stesse facce che ogni giorno fanno male
Le stesse voci recitanti giudicare
Posa l’orecchio sul bicchiere e sente il mare
Ma non il suono della musica che piace a lei
La solitudine che indossa è più normale
Di una prudente saggia e isterica morale
Aurora sogna e nei suoi sogni sa cercare
Senza paura un’esclusiva felicità

Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Sogna di un bisturi amico che faccia di lei
Qualcosa fuori dal normale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Occhi bionici più adrenalina
Sensori e ciberbenetica neurale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Labbra cromate ricordi seriali
Emozioni e un nuovo impianto sessuale

Bol.it ce l’ha fatta!

Monday, October 1st, 2007

Oggi, 1° ottobre 2007 - ore 18:59

Ordinato in data 22 agosto 2007 il libro “Memorie di una Geisha” è arrivato definitivamente nelle mie mani il 29 settembre 2007.

Un mese e una settimana di attesa… ma alla fine è qui. O meglio, era qui. Fino a ieri. Poi è arrivata mia sorella e l’ha portato via (in camera sua, credo volesse leggerlo). E oggi l’ho visto viaggiare dalla camera di mia sorella alle mani della mia mamma (credo volesse leggerlo anche lei). Mia sorella continua a ripetermi “che brutto libro” ma non sembra intenzionata a resistuirmelo. Deve essere l’influsso negativo che il mio parere su “Dieci piccoli indiani” le ha suscitato.

A me i gialli non sono mai piaciuti, continuano a non piacermi. Poi odio che un libro mi tenga in pugno. Diciamocelo, non è normale che durante la lettura fossi in un tale stato di ansia da aver fatto un salto di due metri (DUUUE!) quando mi è squillato il cellulare… Io, ansia, squilletto, infarto.  -_-”

E ’sta geisha maledetta non riesco a leggermela, mi sfugge! Sicuramente sarà un libro noiosissimo, palloso, già la copertina fa schifo! Però l’ho scelto io e vorrei anche darci un’occhiata, prima o poi.

E così, nell’attesa, ecco che ho qua davanti “Nicolas Eymerich, inquisitore”. Che sarà?

*** 

E così oggi è il quinto anno che metto piede in università. Non volevo nemmeno uscire di casa, stamattina. Voglia zero. Assumo l’espressione da studentessa angosciata e metto in moto Clio. Clio è ricoperta da due dita di polvere, tant’è che i vetri non si distinguono nemmeno più dalla carrozzeria. Spruzzo il coso per pulirli e scusate ma non mi sovviene il nome tecnico!

Ho il piede sinistro bagnato. Siccome soffro di scarso ottimismo penso subito di essermi dimenticata il finestrino/la portiera aperta e di essermi fatta il bagno col detergente dei vetri (sì, ci metto il sapone invece dell’alcol, contenti? Me lo compra il mio papà!). Niente di tutto questo, la mia macchina perde da dentro. E perde proprio sui tappetini nuovi.

Con un diavolo per capello esco dal garage e mi dirigo in quel di Tor Vergata. Quindici ciclisti al mio passaggio. 30 Km/h. Nessun morto.

Butto all’aria il portafoglio per recuperare il tesserino del parcheggio dell’uni. La sbarra è rotta da tempo ma l’avranno aggiustata per il nuovo anno accademico, giusto?

Sbagliato. Rotto. Parcheggio pieno. Pienissimo. Parcheggio a frattolandia (dicono che camminare faccia bene).

Saluto la mia dolcemetà e illustro il mio depressissimo stato d’animo. Oggi non mi va di stare a lezione. E andiamo a lezione. “ciao, ciao, come sono andate le vacanze? Quali vacanze? La tesi? Blè”. Arriva il prof. Prof scribacchia due righe alla lavagna e ci saluta “Ragazzi, oggi non posso fare lezione, a giovedì”.

La mia giornata assume un risvolto positvo. Me felice. Mi sono dimenticata di concentrarmi affinchè andasse perduta anche la lezione del pomeriggio… giovedì cercherò di impegnarmi di più.

 

Importante:

l’interessantissima seduta di laurea di ottobre - che vedrà tra i protagonisti me e Marco - è stata fissata per il giorno 8 oppure 9 novembre. Adorabile organizzazione di Tor Vergata.

Più in alto..

Friday, August 24th, 2007

 

Fatica, fatica, sali sempre più in alto. È difficile, più è difficile e più sarà grande la soddisfazione quando si guarderà in basso… Tanti si fermano prima, tu no, tu continui ad arrampicarti. E ci sono percorsi che ti rendono l’avanzata impossibile, che ti fanno affondare fino alle ginocchia. Oppure ad un tratto l’ascesa è tanto ripida che non trovi un punto d’appoggio e sembra di impazzire, devi salire ed è tutto completamente assurdo. Torni indietro e provi un’altra strada, l’importante è arrivare su… Ti fai male, oh se ti fai male. In fondo lo sai benissimo, su in cima non ci arriverai MAI. E allora perché lo fai? Sì, gli altri non possono capire, tu lo fai solo per assaporare i tuoi limiti, per metterti alla prova. Il resto non conta, importa soltanto riuscire ad arrivare un millimetro più su. E ti fa stare bene, sì, ti fa sentire tanto felice. Poi in un istante cadi di nuovo in un buio fittissimo, sei stato felice e non hai continuato a lottare con i tuoi limiti? Ecco, un altro ti ha superato e ora sei di nuovo indietro..

Odio tutto questo e al contempo ci vivo dentro. È me. Sono io che insisto.. L’ho anche sognato una notte: nuotavo in verticale su una colonna d’acqua che scorreva verso il basso. Contro corrente e contro la forza di gravità. Ero dentro la colonna, di tanto in tanto mi sporgevo di lato per prender fiato. Sono arrivata molto in alto, ero stremata.. quando ho sentito di non riuscire a fare di più la colonna d’acqua è rotolata giù e io con lei… una nuotata verticale completamente inutile! Quando, quando mi ricapiterà di salire nuotando??

mediamente andante

Sunday, August 12th, 2007

Eccolo, lo stato d’animo “ma anche no”.

Non riesco a scrollarmelo di dosso, sono mesi che me lo porto dietro. Mi solleva sapere che i miei problemi sono condivisi da altri umani ma non mi capacito del motivo per il quale “mal comune mezzo gaudio”. E’ mero egoismo? E’ la sicurezza di poter essere compresi? Cos’è?

Dove si trova - sulla tastiera - la “e” maiuscola accentata? Mi scoccia!

Ora ho capito

Saturday, August 11th, 2007

700 metri sul livello del mare, 1400 abitanti (quasi tutti con un piede nella fossa), un po’ di case dai muri spessi e ripide montagne istigano all’alcolismo.

Grazie mamma e papà per avermi fatta nascere in una città grande. Grazie, Grazie, vi voglio bene!